30 marzo 2011

La tecnica secondo Stembi: la latticizzazione.

Altri prodotti in lattice
La latticizzazione è una pratica inerente alla mountainbike che svolge diverse ed utili funzioni: permette di alleggerire notevolmente il proprio mezzo di locomozione, non si usano le camere d'aria, previene molte forature, ti obbliga a comprare il compressore, ti sottrae alla noia con le serate in officina, accresce le capacità manuali nella meccanica, come la meditazione e lo Yoga insegna il valore della calma.









Prima di sviscerare la procedura corretta per latticizzazione delle ruote faccio un breve elenco dell'attrezzatura necessaria:

- cavafascioni, ci sono quelli in metallo, che si piegano, o in plastica, che si rompono, sono leve che servono a togliere il fascione dai cerchioni;

- ruote complete di raggi e cerchioni;

- fascione, tubeless o no;

- valvole tubeless;

- nastro tubeless;

- compressore con l'aggeggio che misura la pressione;

- lattice, ne esistono di vari tipi che vanno da quello acquistato nel negozio specializzato di MTB in confezioni da 100 ml a 20€, a quello preso dall'amico chimico in bussoli da 1 litro a 2€, il lattice è il solito, difficile è avere un amico chimico a disposizione che produce lattice, anzi direi che è piuttosto inusuale;

- pennello e bacinella con acqua saponata;

- chiavi inglesi, a brugola, cacciaviti ed altri attrezzi che saprete esser utili quando vi mancheranno;

- birra e/o vino per consolarsi quando le cose non vanno come dovrebbero.

Non appena vi siete procurati quanto sopra elencato meditate di nuovo sull'utilità di latticizzare le ruote. Se siete convinti allora procedete come descritto.

Smontate le ruote dalla MTB, si renderanno indispensabili almeno le chiavi a brugola, una volta smontate osservate le mani, se sono smorchiate è perché la bici ogni tanto deve essere lavata. Bevete un sorso di birra, sgonfiate le gomme e poi con i cavafascioni e dei movimenti plastici ma decisi scavicchiate le gomme dal cerchio. Durante tale operazione ci si può trovare di fronte a delle gomme con delle spalle così rigide da essere riluttanti ad uscire, non preoccupatevi il peggio verrà quando andranno reinserite alla fine con il lattice dentro.
Assaporate un sorso di birra.
Togliete la camera d'aria e conservatela con cura nello zaino, sarà sempre utile in caso di foratura o pizzicottatura, serve anche a non dover ricorrere allo spaccio di camere d'aria rattoppate dei vostri amici, una piaga presente in ogni gruppo.
Tolta la camera d'aria e preso un altro sorso di birra, inserite la valvola tubeless nel buco del cerchione, la riconoscete subito, è quella che vi è costata parecchio. All'interno del cerchio bisogna mettere, con un paio di giri, il nastro tubeless che rende ermetici i cerchi come fossero tubeless. Se avete i cerchi tubeless questa operazione saltatela.
Alloggiata la valvola e steso il nastro, inserite il fascione nel cerchione badando a lasciare una parte aperta per versarvi il lattice dentro. Il quantitativo di lattice è argomento di infinite discussioni. Vediamo di fare una casistica.

Il maniaco della leggerezza latticizza per risparmiare peso quindi acquisterà i cerchi più leggeri, la gomma più leggera e ci metterà massimo 50 ml di lattice, in genere 30 ml sono ritenuti anche troppi e ho saputo di scellerati che avevano calcolato che ne bastava anche meno. Il risultato sarà un coppia di ruote super leggere che al primo bruscolo sul sentiero forano e il poco lattice non sarà sufficiente all'autoriparazione. Forerete, ma in assoluta leggerezza!

Poi c'è la lesina o tirchio, che avvolto dalla brezza del risparmio possiede dei cerchi normali, gomme normali tuttavia non farà economia sul lattice e metterà dai 70 ai 100 ml.

Il tipo medio, ha i cerchi medi, la gomma media, la valvola media e metterà 70 ml di lattice, nella media insomma.

Il tipo che vuole affidabilità, come me quando latticizzavo, pretende un cerchio robusto, fascione granitico difficile da togliere e mettere, il suo motto è lattice in quantità, 150/200 ml.

Una volta che avete versato il lattice nel fascione quest'ultimo deve essere rimontato sul cerchio. Se avevate avuto difficoltà a togliere la gomma adesso capirete perché è molto più difficile rimetterla, considerate che c'è anche il lattice e non va versato sul pavimento. Aiuta un sorso di birra.
Se siete stati pazienti, particolarmente abili o avete sorseggiato in quantità la birra allora a questo punto il fascione è nel cerchione con il suo carico di lattice, non resta che dargli una bella spennellata di acqua saponata, non so perché si fa, anzi attendo qualche commento che porti chiarezza nel torbido della mia ignoranza. Eccoci al compressore, l'attrezzo indispensabile utile in officina come in cucina, un sorso di birra e portiamo l'aggeggio per gonfiare nei pressi della ruote e con un attimo di esitazione e trepidazione diamo una gonfiata alla ruota...si è gonfiata al volo andando in pressione istantaneamente? Buon per voi. Altrimenti è il dramma. Due sorsi di birra.

Un lavoro pulito!
Le spalle della gomma non aderiscono al cerchio perché troppo rigide e stanno come gli pare a loro oppure troppo leggere e ciottolano qua e là afflosciandosi sul cercione, ma non dubitate che ho la risposta alla vostra tragedia. Ricordate all'inizio del post? Vi suggerivo di meditare bene sull'utilità della latticizzazione! Allora è il momento di dire: “ve l'avevo detto”. Tuttavia c'è rimedio, finite la birra e aprite il vino, invece di spennellare acqua saponata, lo sapevo che era una cosa inutile, spennellateci il lattice o il mastice così le spalle della gomma vanno ad aderire e sigillarsi sui bordi del cerchione. Adesso gonfiate e noterete anche voi, come notai io a suo tempo, che l'acqua saponata è una stronzata. Se il tutto è diventato a tenuta stagna e non esce più aria allora attaccatevi al vino che avete aperto per festeggiare.
Tenete una nottata la gomma bella gonfia, sempre che la nottata non l'abbiate passata a latticizzare, in modo che il fascione aderisca al cerchione e il lattice vada a distribuirsi in modo uniforme sulla superficie interna della gomma rendendola perfettamente tubeless, a meno che tubeless non fosse già.
A questo punto siete consapevoli che è una fatica tremenda ma ormai è fatta quindi prendete la bici e andate a divertirvi per sentieri prunosi e discese con sassi aguzzi insieme ai vostri amici.
Lo sbaglio più grosso per chi va in MTB è credere scioccamente che la latticizzazione prevenga in modo sistematico ogni tipo di disavventura alle gomme, accade così che orde di latticizzati saltano sui sassi e si crogiolano nei pruni, ma prima o poi arriva la foratura o la stallonatura. Tutta la vostra fatica, il vostro impegno, una bottiglia di birra e una di vino sono stati vani. Lungo il tracciato vi mettete a riparare la vostra gomma latticizzata sgomenti ed increduli dell'accaduto mentre i vostri amici si fanno beffe di voi senza nemmeno darvi un aiuto. Prendete gli attrezzi dallo zaino e smontate la ruota, i cavafascioni risulteranno subito inutili, infatti avete spennellato il mastice o il lattice sulla gomma e questa si è maritata al cerchio, un matrimonio così stabile e solido che non se ne vedevano da tempo.

Il lattice come rinforzo della gomma.
Con l'aiuto dei 4 vostri amici più forti siete riusciti a togliere la gomma e poi con una banale camera d'aria avete risolto il problema. Tornati a casa, nella solitudine della vostra officina decidete di rilatticizzare la gomma e scoprite che la camera d'aria ha aderito diventando tutt'uno con il fascione per colpa del lattice al suo interno. Avete tolto la camera d'aria rompendola e con le mani appiccicose e vi apprestate a latticizzare di nuovo tutto quando un'intuizione si farà largo tra i vostri pensieri:
“ ma chi me lo fa fare?”.

27 marzo 2011

GRAZIE MALLO

Prima uscita con le nuove divise: che spettaolo!! A pensare quando saremo in 10-12 giù x un single-track.....potrei commuovermi. Da un' idea rubata a Taz è nato il giro che abbiamo fatto oggi. Il tracciato denominato da me Verruka nasce in realtà da un incontro fortuito tra Taz e il mitico Mallo, si quello del primo Atckinson, il quale gli suggeriva il sentiero 03 del Serra. Il sentiero 03 è un anello che passa dalla Verruca ed è lungo sui 10 - 15 km. Un po' pochino. Ho aggiunto la salita da Caprona x vedere la torre e un altro bel pezzo oltre la verruca. La prima salita è molto impegnativa la successiva discesa e risalita sono state di riempimento. Giro sicuramente da rivedere. Ma la discesa finale è troppo.......non ho parole. E' un tracciato di un bike parck, è un toboga sapientemente plasmato sulle asperità naturali del serra, è una sorpresa continua tornante dopo tornante.E' una botta di vita! E l'ambientazione poi è un'altro pezzo forte: roccia e ghiaia chiara in mezzo a un bosco di alberi semi-bruciati. Post-atomico. E' il track più bello del serra.
Grazie Mallo!

Per dovere di cronaca:
-Roster ha sfrecciato in discesa sprezzante del pericolo incipiente (la camera d'aria sporgeva come un grosso bollicino da un taglio nel fascione - sarà ora di cambiarlo!?!)
-Flash ha fatto da apripista perfettamente a suo agio con la nuova berva.(in discesa, in salita un po' meno)
-Calogero una furia in salita con la front da 8,5kg.( in discesa invece alcune difficoltà sono emerse)
-Il tromba è riuscito ad arrivare quasi fin sulla torre (qualcuno, a ragione, aveva fretta)
-Rota, neo-papà era a tratti colto da impazienza da ritorno a casa ma in discesa ha dato molto (con la solita piacevole incoscienza)-
-Fly sta ritrovando la forma migliore nelle salite (in discesa si è ben dosato x una sorta di presentimento)
-Barcollo nota dolente, presentimento che si avvera, si è goduto alla grande la discesa esternando con grandi grida prima la gioia e dopo il dolore per la spalla che è uscita e dopo rientrata.(stanco di aspettare la doppia piastra averà voluto prendersi una pausa?).

Scherzi a parte auguro una veloce guarigione ad Alessio.

Ps. Avevo creato un post anche Venerdì ma è stato cancellato. A qualcuno manca il senso dell'umorismo? E' lecito cancellare un post altrui? Va beh dai nulla di importante.

24 marzo 2011

BARBINAIA RAMPAGE

Domenica 20/03/2010 si è svolto il primo Barbinaia Rampage Contest. La kermesse per eccellenza sul Downhill vedeva quest'anno in Barbinaia i migliori atleti del mondo alle prese con un inedito tracciato di inaudita pendenza. Il tracciato denominato " la Pazza" è stato portato a termine con non poche difficoltà da soli 2 concorrenti.
Peccato che il montaggio e le riprese non siano stati all'altezza di rendere omaggio alla spettacolare impresa alla quale abbiamo assistito. E....chi ha la fortuna di aver potuto ammirare questa discesa sa di cosa parlo!


Untitled from flavio battini on Vimeo.

23 marzo 2011

La Tecnica secondo Stembi: falsa-maglia e smaglia catena

Giocondo:"Noooo, porca zozza mi si è rotta la catena! Proprio adesso che il giro stava diventando bello”

Cesare:"Davvero, sei proprio sfortunato!"

Giocondo:"Hai la falsa-maglia e lo smaglia-catena?"

Cesare:"certo"
...
...
...
Giocondo:"allora? Me li dai?"

Cesare:"No. Ma non lo faccio per cattiveria, lo faccio per elargirti un insegnamento. In questo momento a te avverso, ora che credi che tutto il mondo ti sia contro, mentre ti senti un fallito, deluso e frustrato, io, da amico, non sono qui per darti un banalissimo aiuto sotto forma di falsa-maglia, no, io sono qui per insegnarti a camminare da solo, a maturare.
Ti guardo e in te vedo due uomini: l'uomo che sei, una nullità, un imbranato, un reietto che non è buono a portarsi dietro una falsa-maglia; poi vedo l'uomo che potresti essere, una persona capace ed intelligente almeno quel tanto che basta per portare gli attrezzi per riparare la bici.
Quell'uomo, quello che potresti essere, è lui che diventerai grazie a me, il tuo amico, e alla lezione di vita che ti sto per dare...Ciao, ci sentiamo”




Si è rotta la catena. Avrò portato la falsa-maglia?


Al tuo migliore amico si è rotta la catena. L'abbandono esiste.


La falsa-maglia pesa 2 grammi, comunque meno di quanto pesa non finire il giro in bici.


Se la falsa-maglia e lo smaglia-catena non sono tutto nella vita, figuriamoci saltare il pranzo perché i tuoi amici ti hanno abbandonato.


Non fare mai agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. La voglia di vendicare l'abbandono che ho subito è molto più grande della mia compassione. Non sperate che vi aggiusti la catena.

20 marzo 2011

Mai tornare indietro!



MTB_11.03.19_monte_serra

Questa è la seconda volta, se arriviamo a 3 mi inizio a preoccupare. L'altra settimana ci siamo fatti un bel giro sul Montalbano, non so quantificare i km ma erano tanti. Ieri Monte Serra, erano tanti, i km, un'altra volta. Ci sono delle cose nella vita che evolvono e devono rimane in evoluzione, non è ammesso tornare indietro e non è nemmeno così furbo tornare indietro.
Il crosscountry tutto pedalate e salite, chilometri e chilometri fatti chi sa per quale motivo con l'aggiunta di qualche gara. L'abbiamo abbandonato per forza, si tornava a casa stanchi e spossati mai un divertimento e faticare non è cosa che sta bene nel fine settimana. Quindi siamo passati all'all mountain, che ancora non so che vuol dire ma a fatiche e percorsi sembrava il fratello del crosscountry.
Anche i ciucchi col tempo si ravvedono e noi ci siamo resi conto che la fatica fine a se stessa è cosa che non ci appartiene. Eravamo arrivati all'Enduro, con qualche giornata da freeride.
Salite giuste, striminzite, diciamo un passatempo per fare due chiacchere, poi pranzo e discesa. Il freeride è ancora meglio, le salite ci pensavano furgone e impianti a farle.
Adesso è due volte che si dura una fatica disarmante, abbandonando la ragione e lasciandoci prendere la una inspiegabile frenesia da fatica. Riflettiamo un attimo, vale la pena tornare a casa più morti che vivi? Per me è ancora peggio, io ho il personaggio che mi obbliga a pedalare forte anche in salita, un personaggio che non si può lamentare, a tutto questo aggiungeteci che Stallo si è messo ad andare forte. Per quale motivo poi non si sa. La regola non scritta era che io arrivavo in cima per primo, aspettavo lui, mi riposavo e poi gli facevo pesare che era una mezza calzetta. Ma se mi iniziate a pedalare come ossessi qui non si va d'accordo. Ieri ho sudato più di un cavallo, e di cavalli ne abbiamo visti 2 o 3 quindi ho avuto un riscontro effettivo che sudo più di loro. Il problema è che siamo ancora in inverno quasi primavera, se si continua a pedalare così tanto nei giri va a finire che d'estate mi tocca andare ai centri commerciali invece che in bici con voi. Stiamo esagerando, torniamo alla ragione, discese si, natura si, mtb si. Boni con le fatiche perchè io non ce la posso fare. Stiamo bonini.

16 marzo 2011

La Tecnica secondo Stembi: l'abbigliamento.

L'abbigliamento non da biker, per il biker.
Pacco pignoni, cerchi, sospensioni, freni, single track e pausa pranzo. C'è tutto? No dimentichiamo una cosa.
Vi ricordate quando avete iniziato a praticare la MTB? Le bici erano residuati dell'era giovanile, arrangiamenti di mezzi scoperti in garage o acquisti da discount. L'abbigliamento, quello si che era stupendo, strepitoso, esilarante. Immaginatelo adesso che siete tutti fighetti e precisini, a quei tempi era un miscuglio di roba da calcio, calcetto, palestra e chi può sapere cos'altro, magari la maglia d'un pigiama. Adesso si è evoluto, ma siamo sicuri di sapere tutto sul corretto abbigliamento? L'abbigliamento è fondamentale e prima di fare una disamina scientifica su come vestirsi cerchiamo di capire quali capi fanno parte della “muta” del ciclista e che funzione hanno.

Il casco è indispensabile, la sicurezza prima di tutto. D’inverno in molti usano il paraorecchie, la scusa è quella del freddo ma in realtà è molto più utile per l'aerodinamica se l'orecchi sono a sventola. Taluni soggetti, specialmente quelli sprovvisti di capelli fanno uso della bandana, che richiama ad una certa indole piratesca e al disprezzo delle regole. Mi risulta anche che ci siano dei soggetti che fanno uso di copri-casco impermeabile durante la pioggia. Quindi se piove in una giornata d’inverno un biker precisino e pelato che sente freddo si mette bandana, paraorecchie, casco e copri-casco impermeabile, e tanti saluti alla decenza.

Il busto deve essere protetto e i capi che concorrono a fare ciò sono intimo, es. canottiera, poi maglietta, maglia a maniche lunghe e antivento con eventuale antipioggia. Qualcuno abbonda e va in giro come se avesse svaligiato un negozio di sci. Per esperienza tutti questi capi non servono mai contemporaneamente. Ma vedremo di studiare i vari casi.

Le gambe meritano una certa attenzione poiché su questa parte corporea si concentrano le vere distinzioni tra bitumari e xc rispetto a freeriders e enduristi. Se sei un bitumaro o XC allora hai le zone intime avvolte nella lycra. Nei gruppi di ciclisti misti uomini e donne l'abbigliamento da danza classica ha le sue ragioni specialmente se sei in scia ad una fanciulla, bella la lycra vero? Ma solo in questo caso.
Nel gruppo mono-genere col tempo si sviluppa una certa riluttanza a vedere le parti intime altrui e si opta per un abbigliamento più boscaiolo, largheggiante. Pertanto i bikers, enduristi e freeriders amano i pantaloncini, e stravedono per quelli in cordura leggera o pesante purché sia abrasiva, il che fa molto omo raschiandoti la pelle via dai quadricipiti. Sempre in zona gambe è vietato depilarsi, al massimo si può tollerare la sbassatura, una tecnica antica che rifinisce la gamba pur facendola sembrare di un uomo vecchia maniera, cioè col pelo.

Mutande si, mutande no. E' solo questione di comodità personale quindi è insindacabile, l'importante, se porti le mutande, è averne un paio di scorta per le soste al ristorante, il culo umido e sudato da fastidio durante i pasti.

Mi vergogno quasi a scriverne: gambali e bracciali. Se avete freddo e pensate che queste cose facciano al caso vostro credo che non abbiate mai preso in considerazione la fiaschetta di grappa, ripara dal freddo, accende la convivialità tra amici, sorprende sempre con allegria quando la tirate fuori dallo zaino e non ultimo facilita la discesa. A breve sperimenterò il liquore al cioccolato che in più alla grappa da energia.

Avete i pedali con gli attacchi? Scarpe enduro.
I pedali flat? Scarpe freeride.
Quelle cose leggerine, dure, scomode e con la soletta di plastica che non ci si cammina hanno fregato tutti all'inizio, pensate a quando cadendo rimanevate rantolanti in terra come una lucertola attaccati alla MTB. I tirchi e i masochisti possono insistere a portarle.

I calzini vanno tutti bene, infatti non esiste un modello specifico che possa essere al tempo stesso traspirante, scaldante, rinfrescante, antigelo e antiacqua, nello specifico siete voi che dovete smettere di fare percorsi in cui partite vestiti da estate e poi vi ritrovate con la neve alle ginocchia oppure basta entrare nelle pozzanghere a ciucchi. Se avete sempre i calzini bagnati o infangati è colpa vostra, dei vostri percorsi e della pessima abitudine di non averne qualche paio di scorta.

Guanti. Il vero biker Stembi style non ha un vero guanto ideale ma una serie completa al seguito per ogni esigenza: guanto in neoprene 3 mm, guanto corto, guanto lungo leggero e guanto lungo pesante, tre paia di sottoguanti, guanti in lattice per emergenze mediche(?), guanti in gomma per esigenze meccaniche. E un paio di scorta per ogni tipo sopra elencato, salvo macchiarsi di morchia le mani ogni volta che ripari la bici perché hai una moltitudine di guanti ma quando servono non li metti mai.
Gli amanti dell'unghia lunga al mignolo hanno sviluppato un guanto avveniristico col ditale del mignolo scoperto, oltre ad avere l'unghia libera e comoda hanno l'opportunità di usarla come meglio credono per le abluzione(*) di naso e orecchie.

Adesso vediamo come tutta la roba sopra elencata deve essere messa addosso durante le nostre pedalate. Qui viene la parte scientifica.
Con clima secco e una temperatura superiore ai 5°C ci si veste estivi, pantaloncini e maglietta con antivento aperto.
Ovviamente sotto i 5°C si pedala invernali: pantaloni lunghi, maglietta, maglia a maniche lunghe e antivento.
Se piove sarà il caso di portarsi l'impermeabile ma è difficilissimo sapere se si può mettere o no, deve piovere così forte da inzupparvi di più di quanto vi inzuppereste di sudore indossandolo. Io alla fine in un modo o nell'altro son sempre bagnato, tra i due meglio essere bagnati dalla pioggia che dal sudore.

Con clima umidiccio e/o ventoso sopra i 10°C ci si veste estivi come sopracitato, sotto i 10°C  con l'abbigliamento invernale.
Ovviamente questi parametri vanno bene solo per coloro che sono calorosi, esaltati e che sudano al solo pensare di far attività fisica. Io sudo già il venerdì sapendo che il sabato pedalo.
Molti di voi non si riconoscono nel profilo del ciclista caloroso, esaltato e sudante e quindi credono di aver letto la rubrica invano? Probabile, ma provate a mangiare di più, bere più vino e grappa ed esaltarvi a dovere in MTB, il caldo viene da solo.

(*)1.Lavaggio del corpo o di una sua parte 2. Purificazione sacrale mediante lavaggio
Era un sacco di tempo che volevo infilare questa parola in un post!

13 marzo 2011

Montalbano e le novità

MTB_11.03.12_montalbano

Il giro del Monte Albano, ho appena scoperto che si dovrebbe scrivere così ma in futuro i scriverà come ci pare, è sempre il solito. Per uscire dalla routine non ci siamo fatti mancare quelle piccole novità che fanno del quotidiano un'esperienza diversa. La rivoluzione della forcella a doppia piastra iniziata da Taz sta contagiando gli elementi del gruppo, per ora ha dato il via Roster. Altra novità è la riparazione fai-da-te del freno di Stallo, bellissima la foto e un grazie al furgone attrezzato del Tromba. Il ponte di pruni, si è scoperto che non è di pruni e la foto è pure bella. Nel modificare il tracciato abbiamo trovato un single track nella boscaglia veramente bello, ma per farlo va pagato dazio che nel nostro caso si è tradotto in qualche salita in più. Più che una novità è stata una scoperta folgorante Stallo, che in barba al nome andava come le schioppettate tanto da tirare una volata a fine giro, roba da pazzi. In merito a ciò inizio a pensare che Stallo vado forte solo quando non c'è Taz, oppure che vada piano quando c'è Taz per fargli uno spregio. Indagheremo. Tra le cose nuove ne sta venendo fuori una che mi preoccupa e non poco, non sto parlando del nostro modo di andare a scapicollo in discesa che ormai è cosa normale e ben accetta, la mia preoccupazione oggi è stato il giro e in special modo le salite: si sta andando troppo forte e se continuiamo così rischio di tornare a casa in stato comatoso. Che fretta avete?

9 marzo 2011

La Tecnica secondo Stembi: come vorrei la Mountainbike.


Dopo due settimane di disquisizioni meccaniche e teorie da smanettoni, quest'oggi andiamo sul filosofico. Alcuni di voi saranno tristi e delusi, già vi vedo con un problemino al cambio o con un dilemma sul manubrio largo o stretto, speranzosi che la mia rubrica porti in po' di luce nel buio della vostra immaturità tecnica, invece vi deludo e cambio registro. 
Almeno per questa volta.Così imparate ad avere fiducia nel prossimo.
Come vogliamo la nostra mountainbike non è solo la nostra idea di bici, non è solo tecnica, l'argomento è molto più ampio: la mountainbike come pratica sportiva e ludica, un'attività che possiede in sé molte sfaccettature, tanti aspetti diversi, quelli che ognuno di noi gli da. Quindi questa settimana lancio io il sasso nello stagno della discussione libera ed aperta nella speranza che scuota le acque dei vostri commenti e delle vostre idee.

La pratica della MTB per me ha un assioma indiscutibile: il divertimento. In settimana quando prepariamo, studiamo, pensiamo al percorso immagino che esso possa essere il mio tracciato ideale. Il mio percorso ideale ha tante caratteristiche, parti scorrevoli e piacevoli, magari dove si ammira la natura ed il paesaggio, parti tecniche dove si esaltano e si migliorano le proprie capacità tecniche. A priori non sdegno nemmeno la pedalata purché sia fine al divertimento e non abbia come unico scopo la fatica. Il percorso deve avere un ché di avventuroso, suscitare la voglia di scoperta e brivido per l'inaspettato. Quindi i tracciati nuovi sono quelli che mi stimolano di più. L'alta montagna è il mio habitat naturale. In montagna pure la salita ha il suo fascino, la salita che ti permette di ammirare i paesaggi, di portarti in alta quota a respirare aria fine e pulita, sentire la sensazione di libertà. Le zone paludose le lascio agli amanti della mota e dei liquami che ti si appiccicano addosso. In discesa come a tavola gradisco di tutto: la discesa tecnica dove esaltare doti d'equilibrio e rischiare di spaccarsi il mento su una roccia; la discesa scorrevole, fluida, dove è possibile lasciarsi andare alla velocità, alla ricerca degli appoggi e delle traiettorie. 
Lo sforzo fisico in mountainbike richiede allenamento e nutrimento e per me la MTB non può essere scissa dal pasto. Un bel pranzo tra la salita e la discesa fa di un percorso una apoteosi del vivere bene. Cucina casereccia e piatti della tradizione locale, così mentre scopriamo vette e vallate diamo anche un assaggio ad altre qualità del luogo, quelle culinarie. Il mezzo meccanico, la mountainbike ideale è molto difficile da inquadrare. Per fare tutto ciò che ho appena descritto servirebbe una bici leggera che ti permetta di esplorare senza fatica più luoghi possibili. Anche una robusta ed affidabile, per fare le discesa concentrandosi sul divertimento e non su possibili guai tecnici o cedimenti strutturali. Il miglior compromesso sarebbe una freeride che pesa come una crosscountry. Ahimè non esiste e se esiste...€€€€. Allora faccio l'animale da soma e mi accontento della freeride formosa anche se tracagnotta e non devo mettere nemmeno le mani dove ho le tagliole.
Come una ricetta di cucina non è solo un miscuglio di ingredienti, così la MTB non è solo bici, discese e salite. L'ingrediente principale, quello che amalgama il tutto, nel mio caso è la compagnia. Io ho trovato quella giusta. Un gruppo di esagerati che come me amano un certo modo di fare mountainbike, la MTB a tutto tondo dove non bisogna farsi mancare niente ed ogni aspetto è portato a livello di divertimento puro.

La vostra idea di MTB qual'è?

7 marzo 2011

Camaiore e Rota



Inizio subito con i miei...                    Auguri al Rota.

Il giro di sabato ci ha detto un sacco di cose su di noi, il gruppo e la MTB. vediamo di puntualizzarle:
  • la Tortelleria Il Mattarello è un posto fantastico ed a rischio indigestione, ma quanto ci si gode...
  • i tortellini sono ottimi
  • la tagliata è buona
  • il liquore al cacao ti fa esaltare
  • Fly, Taz e Rosa hanno mangiato come orsi appena usciti dal letargo, peccato che Fly dopo pranzo ha dovuto pedalare a differenza degli altri 2 scansafatiche
  • il giro di sabato faceva pena, salite sterrate e discese sull'asfalto, l'unico tratto bello era il saliscendi del dopo pranzo, con la gioia di risentire i tortelli che facevano capolino in gola
  • se i freni che fanno trin trin danno fastidio figuriamoci i pedali che cingolano come i passerotti 
  • alla sfortuna non credo, ma se in un giorno cadono Taz, Stallo e io sospetto che qualcosa dietro ci sia
  • finito il giro, ci vuole il cambio, tornare a casa col culo sudato non è il massimo
  • la caduta di Taz si intravede nel filmato...ah ah ah, già mi ci scappa da ridere
Buone e cattive notizie.
  • Buona notizia. Il percorso di sabato sarà vietato per legge. La legge MEGS-HBB che vieta di faticare troppo e scapicollarsi poco.Che siamo ciucchi a pedalare così tanto?
  • Cattiva notizia. Cancellando il giro di sabato non torneremo più alla Tortelleria
  • Buona notizia. Abbiamo già un altro giro, provato e testato, sopra Camaiore e che passa da Torcigliano, ed è un bel giro.
  • Ottima notizia. A questo punto siamo obbligati a ripassare dalla Tortelleria!
Post Scriptum. 
Fly a tavola ha esagerato. Rosario ha lo stomaco senza fondo. Che Taz faccia la dieta non ci credo a meno che dieta non voglia dire panzerotti, tortelli, tagliata, vino e digestivo. 

2 marzo 2011

La Tecnica secondo Stembi: il freno che rumoreggia.

Rubrica settimanale di informazione tecnica e meccanica per la MTB.

I biker più scafati, quelli a cui gli trema le mani dall'emozione solo al pensiero di montare in bici danno per scontata una verità assoluta: i freni servono a poco, quasi a niente. Ci sarà sicuramente chi infamerà questa mia affermazione, ma solo perché ha speso 200 euro a freno, e qualsiasi cosa possa dire per contrastare questa affermazione io lo confuto con un banale sillogismo. In salita i freni non servono, già è dura di suo la salita figuriamoci se ci si frena.
In discesa? Se freni perdi tutto il divertimento e non ha avuto senso faticare in salita per frenare in discesa.
All'incrocio se un camion non ti da la precedenza più che i freni serve una bella dose di culo per portare la pelle a casa.
Premesso ciò, capita che a qualcuno i freni possano servire e comunque si trovano di serie sulle bici tanto vale che ci stiano.
Entrerò in futuro nel merito dei vari modelli di freni anche se comprendo la vostra apprensione, vorrete sapere se quegli aggeggi che avete sono buoni o da rottamare, ma torniamo all'argomento del post, che ormai vi ha preso e ne volete sapere di più, i freni che fanno rumore.

Siete su una vetta dolomitica trin trin, l'aria rarefatta vi fa pizzicare i polmoni trin trin, il panorama vi affascina trin trin, con i vostri amici commentate il giro strepitoso che state facendo trin trin. Oppure siete a pedalare sul Monte Serra trin trin e l'argomento trin trin di discussione trin trin è se il ristorante trin trin sarà aperto trin trin oppure no trin trin, quando un vostro compagno trin trin di pedalate trin trin sbotta: “Li sistemi codesti freni che hanno rotto le palle!!!” TRIN TRIN TRIN

Adesso capite che quel trin trin del vostro freno a disco ha portato alla sfinimento i vostri amici, voi ci avete fatto l'orecchio e vi siete messi l'anima in pace poco dopo due mesi di rumore, però se in futuro non volete andare in giro soli è bene fargli una bella regolazione.
Regolarlo è facile, sanno tutti come si fa, sviti le brugole, tiri la leva, magicamente si stringono i pistoncini e le pasticche si piazzano al posto giusto centrandosi sul disco, stringi le brugole e il freno è regolato. Invece no. Non succede quasi mai che il freno smetta di fare rumore, allora che fare? Inizia una specie di viaggio interminabile, un calvario, prima provate a regolare con le stesso metodo il freno per decine di volte, ma niente da fare. Poi il biciclettaio vi suggerisce di cambiare le pasticche ormai finite o mal consumate, ma niente da fare. Smontate le pasticche e lubrificate i pistoncini, ma niente da fare. Allora smontate di nuovo le pasticche e le limate sui bordi per addolcire lo sfregamento col disco, ma niente da fare. Vi convincete che il disco è storto e lo cambiate sperando che questa lunga storia sia finita, ma niente da fare. Presi dall'isteria cambiate tutti i freni, ma niente da fare. Ormai stremati e pronti a tutto raddrizzate la ruota e cambiate i cuscinetti...ma niente da fare.
Avete seguito tutti questi processi e il freno fa ancora trin trin? Rimangono tre soluzioni: cambiare la MTB, sperare che anche i vostri amici ci facciano l'orecchio come voi e si abituino al fastidioso rumore oppure durante tutto il giro in bici sparate cazzate a raffica per coprire il rumore del freno. Se avete un amico disponibile affidate a lui la vostra mountainbike nella speranza che la sua megalomania per la tecnica e la componentistica vi risolvano il problema e magari con un piccolissimo esborso economico, se il freno ancora rumoreggia adesso la colpa è paassta a lui che non ha saputo aggiustarlo.