26 luglio 2011

Cena e Calendario

Pare proprio che Giovedì 28 Luglio siamo tutti a cena, anzi speriamo proprio di essere tutti.
Sarà l'occasione  per stare di nuovo insieme dopo che per un certo periodo e per colpa di impegni e casini personali siamo stati scissi.

La cena a I Secoli sarà l'ennesima circostanza per mangiare e strafogarsi insieme, per parlare della nostra passione in comune, per salutarci prima delle sospirate ferie e per organizzare il calendario degli eventi MTB Autunno-Inverno.

A tal proposito per entrare in clima tour e percorsi volevo lanciare una specie di sondaggio, così per farsi due chiacchere sul blog.

In questi anni abbiamo fatto escursioni, giri freeride, percorsi enduro, bikepark e uscite "in zona", qual'è la vostra personale classifica di tutti questi eventi? 
Quali sono quelli che vi sono piaciuti di più e che non vedete l'ora di rifare?

25 luglio 2011

La Tecnica secondo Stembi: scegliere la taglia.


Lei ha la taglia giusta.
Dopo aver trattato lo stem o attacco manubrio ed aver riscosso un enorme successo con questo post(?),  mi sento obbligato a fare un passo indietro ed illuminare il mondo della montainbike su come scegliere la taglia della bici anzi del telaio. Comprendo che arrivo in ritardo poiché tutti ormai avete la MTB, diciamo vi servirà per scegliere la prossima.

Ho esplorato il web per voi cercando di elevare ai massimi livelli la mia cultura in merito ai telai ed ho scoperto che quello che sapevo io era già sufficiente. Quando si dice che uno nasce imparato.

Il giorno in cui approcciai l’universo ciclistico della MTB l’esperto di telai misure ecc non era il biomeccanico, ancora faccio difficoltà a trovarne uno, ma era il venditore, anzi venditrice, che regolarmente aveva a disposizione quella giusta per te: “a te va bene questa è una M, se ti piace di più quell’altro modello, che è da professionisti, guarda ho la S che ti va bene perchè questa azienda le fa più grosse le taglie, invece quello li con tutto il gruppo XT è una L ma ti va bene anche quella”
Insomma mi andavano bene tutte bastava che comprassi qualcosa.


Invece a suon di scrivere questi post e soprattutto a documentarmi apprendo che nello scegliere il telaio è importantissimo sapere due misure fondamentali: la distanza della sella dal manubrio e la lunghezza del tubo dove ci infila la sella. E poi c’è lo sloping che il rapporto tra la distanza tra sella e manubrio e la lunghezza del piantone della sella, in altre parole l’inclinazione della canna della bicicletta. La canna della bicicletta è quella dove vostro nonno metteva a cavalcioni le fie a su’ tempi, il mio diceva:”eh quante figliuole c’ho montato su questa canna”, ma ho sempre avuto il dubbio che fosse la bicicletta il soggetto della frase.

Adesso come si procede. Si prendono le nostre misure antropometriche, belle queste parole, altezza, lunghezza braccia, lunghezza gambe al cavallo ecc, secondo calcoli astrusissimi che nemmeno ho capito si rapportano alle misure del telaio, canotto, piantone, sloping, lunghezza interasse ecc e si mescola il tutto amalgamando bene in base alla disciplina che si vuol intraprendere, XC, AM, ENDURO, FR e DH ed ecco fatto, il risultato è la vostra taglia di telaio. Se, come me, non vi ci raccapezzate tanto mandate a quel paese il biomeccanico, che tanto non esiste e non può essere permaloso, vi connettete ad internet, andate sul sito della marca di biciclette che volete acquistare e li c’è sempre un tutorial che in 3 secondi vi calcola il telaio che vi serve. Altrimenti c’è il metodo Stembi, il seguente.

La taglia giusta per voi è la M.

Chi viene sempre preso in giro perchè è una mezza calzetta o un tappo forse ha bisogno della S.

Se vi chiamano omone, pennellone o sedanone la tua taglia è una L.

Se nutri dei dubbi sul fatto che ti serva una XL o XXL allora lascia perdere la bicicletta che sicuramente pesi più di un quintale e farai una fatica del diavolo e fai un altro sport: il gioco del ponte a Pisa, il calcio fiorentino, sumo, basket e lancio del peso. 
Se oltre ad essere grosso sei anche scemo hai il curriculum perfetto del buttafuori.


20 luglio 2011

Sellaronda 2011, il video e le foto

Dopo il racconto, dopo le parole ecco che arrivano le immagini. Taz vi estasierà con un nuovo video che per l'occasione avrà un taglio diverso, più narrativo e dopo il video godetevi la galleria fotografica.





mtb_11.07.16_sellaronda2011

18 luglio 2011

Sellaronda 2011


E' tradizione da ormai qualche anno che a luglio si svolga il Sellaronda, una ripetizione che affascina e non stanca mai, come succede sempre alle tradizioni ben riuscite. Poi c'è la routine, come la settimana di preparazione, dove si ipotizza il miglior metodo di preparare lo zaino, cosa mettere dentro per fare in modo che ci sia tutto il necessario ma non il superfluo che ne aumenti il peso. C'è l'ansia e la tensione prima dell'evento.
Come da copione c'è l'incognita meteo. Il meteo sulle dolomiti non va mai sottovalutato, passare dal sudore della pedalata sotto il sole a 25°C al freddo di una discesa bagnata dalla pioggia a10°C è un attimo.
Quest'anno siamo riusciti ad evitare la pioggia con calcoli sui tempi che hanno dello sbalorditivo, lo scoprirete durante la cronaca.
Partenza alle 18 del venerdì, macchina subito carica e panini preparati da Rosario sul sedile posteriore. Appena entrati in autostrada il fuso orario da montagna ci ha assalito e alle 19.08, ovvero prima di Calenzano i panini aveva esalato l'ultimo respiro della loro breve esistenza. La fame l'ha fatta da padrona in questi due giorni.
Dicevamo del meteo e appena usciti dall'autostrada, a meno di un ora dall'arrivo a Canazei, un bell'acquazzone ci ha bagnato le nostre belle bici, pulite e messe a punto 2 giorni prima durante la "serata officina". L'acqua non fa male alle bici tuttavia per tutto il giorno successivo hanno frenato col tipico suono del camion.

Notte della partenza, si perché ci siamo alzati alle 5.30, il comitato organizzativo del giro, appurando tramite scientifiche previsioni meteo che avrebbe piovuto alle 16, ha deciso che per quell'ora sarebbe stato meglio essere all'hotel Boè, su passo Campolongo, invece che sui monti a pedalare.
Previsioni azzeccate: quando ha iniziato a piovere, alle 16 circa,  eravamo già in sauna, nella vasca idromassaggio o nel bagno turco dell'hotel.

Ma prima di arrivare all'albergo abbiamo pedalato per la Val Duron, l'Alpe di Siusi, il Passo Gardena, Col Fosco e Corvara. Il giro ha ricalcato i sentieri dell'anno passato ma con qualche modifica che si è rilevata molto azzeccata sia per non sacrificarsi troppo in salita ma soprattutto per godere di nuovi e divertenti singletrack.

Del centro benessere ho già detto, adesso parliamo della cena. Siamo arrivati al tavolo stanchi e affamati, in attesa che ci portassero le pasta di farro con lardo e l'arrosto con la glassa, ci siamo letteralmente abbuffatti con i contorni a buffet! Credo di non aver mai apprezzato così tanto l'insalata, i peperoni, le melanzane e tutte quelle verdure su quei tavoli. La fame è fame.
Se io mi ci sono sfondato con due piatti belli grossi non oso pensare chi se n'è fatti ben 4! I soliti esagerati.
Dopo cena abbiamo fatto caciara per ben 5 minuti e poi siamo filati a letto per una notte di lungo e meritato riposo.

Il secondo giorno è iniziato nello stesso modo in cui era finito il primo: mangiando.
Dopo una colazione di notevoli proporzioni, pensare che mi sono trattenuto, siamo partiti scendendo fino ad Arabba da Passo Campolongo. Ad Arabba siamo arrivati bagnati, un nebbione ci ha scaricato addosso ben 82% di umidità con una temperatura di 10°C, non il massimo per fare una discesa di primo mattino.
Tuttavia per combattere la nebbia e un cielo tristemente plumbeo ci siamo finiti le barrette e le cioccolate, la colazione evidentemente non era stata all'altezza delle nostre fatiche e della nostra fame.
Da Arabba fino a Porta Vescovo, anzi fino a metà di Porta Vescovo, infatti non siamo arrivati tanto in alto come l'anno passato bensì abbiamo optato per un bel sentiero che da metà quota di Porta Vescoso ci portava dritti dritti verso il Passo Pordoi. Un sentiero molto bello per 2 motivi, era molto bello e ci ha risparmiato una faticaccia assurda evitando di raggiungere quota 2500 metri.

Il gran finale. Tra le tante, azzeccate, modifiche al tracciato l'ultima è stata la più bella. I componenti del gruppo iosonofreeride hanno osato fare una di quelle scelte che spesso sono suicide, abbiamo optato per un singletrack che dal Pordoi ci avrebbe condotto a Canazei invece di fare il bikepark di Belvedere come gli anni scorsi.
Ebbene era tanto che non ci divertivamo così. L'esperienza freeeride che ci siamo fatti in questi mesi, e l'evoluzione tecnica maturata sulla Linea 1 e 2 di Firenze ci hanno permesso di fare questi singletrack finali, tutti sassi e radici, con velocità, emozioni e divertimento che raramente si riescono a provare tutte insieme.
Siamo andati così sciolti e flow, così felici e filanti che alle 11.30 eravamo stanchi e affamati ma già arrivati a Canazei.

Già il gran finale...un'abbuffata di pizza salsiccia e cipolla e birra.


Considerazioni finali.

  • Il Sellaronda vuole che ognuno porti con sè 2 camere d'aria, le forature del Sellaronda negli anni hanno dimostrato che servono, eccome se le camere d'aria servono.
  • La pratica del freeride è molto utile anche nelle discese tecniche e nei piccoli sentieri di montagna, forse però si va un tantino troppo forte, anche se ci divertiamo.
  • I montanari ubriachi sono molesti e ce l'hanno a morte coi ciclisti.
  • Si registrano 2 cadute, per fortuna hanno fatto più ridere che ferite.
  • Al Sellaronda, non importa quanto pedali, non importa quante calorie consumi, quando torni a casa sei sicuramente ingrassato.
  • Ogni anno il Sellaronda è più bello e meglio organizzato, non oso pensare a come sarà la versione 2012


15 luglio 2011

La Tecnica secondo Stembi

I post La Tecnica secondo Stembi vengono raccolti e diventano evento letterario che potete leggere online e scaricare qui.



12 luglio 2011

Les 2 Alpes


Raccontare cosa è stato Les 2 Alpes è facile e difficile al tempo stesso .
Facile perché i ricordi di quanto ci siamo divertiti sono ancora nitidi, difficile perché vorrei trasmettervi quelle emozioni e non è esattamente scontato di riuscirci.
Siamo arrivati prima delle 20 con un viaggio abbastanza agevole, per il furgone di Roster perché l’altra vettura faticava decisamente a stargli dietro! Ma poi quanto beve quella macchina?
La cena, a base di kebab,   ha dato presto i suoi rumorosi e profumati frutti. 6 cannoni che sparano a raffica dentro un unico appartamento tolgono decisamente il respiro!
La mattina tutti scalpitanti ci siamo affrettati a prendere il primo impianto aperto, quello che ci ha portato fin sotto il ghiacciaio. Cartina alla mano abbiamo scelto le prime piste. Il paesaggio era fantastico, ma non tutti hanno gradito il terreno molto sassoso. L’aria pungente della mattina era inebriante. Eravamo bellissimi, 6 calabroni rosso-arancio lanciati in picchiata. Non oso immaginare quando riusciremo ad essere in 10 o 12.



Le piste le abbiamo provate un po’ tutte anche la double-black che non ci è sembrata particolarmente difficile, molto probabilmente frutto di un ottimo fondo. L’Integrale invece era decisamente cazzuta. La diablo è stata quella che abbiamo gradito di  più , quella dove abbiamo messo a frutto l’esperienza maturata in quel di firenzefreeride.  La Venosche a fine giornata è stata per me la ciliegina sulla torta, da perderci il fiato e che sia quel che sia!
Serata di ripristino mezzi e via al pub dove ho scoperto che la Pietra, la più famosa birra Corsa (di castagne) non solo è buona in bottiglia ma alla spina è favolosa… poi la musica giusta… la barista giusta… insomma…


La serata ha portato purtroppo anche un bell’acquazzone e così ci siamo ritrovati al mattino dopo con solo pochi impianti aperti è un po’ di relativo malumore. Viste le condizioni del terreno abbiamo scartato le nere e ci siamo sparati le altre con immutato spirito di scapicollo.
 

Di me……………dovrebbe scriverlo qualcun altro.

Di Flash…………Bentornato flash, decisamente il più veloce e intraprendente, è stato solo tradito dalla sua bambina che alla fine del primo giorno ha perso praticamente tutto l’olio da una spalla.

Di Roster………per non far perdere la concentrazione al più veloce è stato per 2 giorni la sua ombra qualcuno ha sospettato che ci fossero nascoste delle calamite nelle sue forche.

Di Calogero……oh troviamogli un soprannome! Complimenti x uno che viene dall’xc sei stato decisamente freeride!

Di Barcollo……Poco amante dell’acciottolato e forse  prudente il primo giorno si è rifatto la mattina dopo  con inedita verve. Notevole il fuori pista dopo il salto!

Del Tromba……Risfoderando il coraggio di Finale ci ha stupito specialmente sulle nere! Poi la nottata…la gola…la temperatura…lo squoraus o le microfratture al pollice…( o come ha detto qualcuno erano da un’altra parte?)

Della Mostarda……Ma cazzo come fanno i francesi a mangiarla?

Della Desperados……fidatevi non provate ad assaggiarla!

Bella raga alla prossima! :o3

Monte Morello II

In attesa di un resoconto dettagliato dell'avventura a Les2Alpes ecco il video di chi è rimasto a casa, il video di un modesto Monte Morello ma di un abbondante pranzo.

11 luglio 2011

La Tecnica secondo Stembi: l'attacco manubrio.


L’attacco manubrio è importante, anzi importantissimo non come il cestello della graziella che non ti serve a niente, specie se quando vai a fare la spesa tieni le borse tutte in una mano e fai la guida briaa perché sei sbilanciato.
Inoltre questo banalissimo pezzo di metallo è stato tanto dibattuto fino a poco tempo fa anche in seno al gruppo “iosonofreeride”

Documentandomi sul web ho trovato che in molti lo chiamano “stem” che vuol dire stelo o gambo in italiano. Due cose vi rivelo adesso:

1-ebbene si, prima di fare un post sulla tecnica mi documento, seriamente, non crediate che tutte le cose senza senso che scrivo le sparo a caso, anzi ci penso, eppure tanto, e poi le sparo a caso;

2- perché “l’attacco manubrio”, che rende parecchio l’idea di cos’è già dal nome, dobbiamo chiamarlo “stem”? Perché usare l’inglese fa figo, anche se chi parla non riesce a farsi capire e chi ascolta non conosce né le parole né gli argomenti di cui si sta trattando.

anche io che sono un tantino autoreferenziale, ed esaltato al punto giusto, quindi userò STEM, che tra l'altro assomiglia al mio soprannome. E visto che adesso so che attacco manubrio è stem sono andato su chainreactioncycles per vedere quanti ne esistono....tanti, ce ne sono tanti, lunghi, corti, aggiustabili, massicci e segaligni, inclinati e piegati. Quelli piegati capitano sempre a me che mi pare di avere sempre il manubrio storto, bizzarrie della sfiga.

Il mondo dello stem(attacco manubrio) è un caos di modelli.
Lo stem serve ad una cosa sola, a reggere il manubrio, i fissati si fonderanno il lobo frontale del cervello perché sanno anche che lunghezza ed inclinazione dello stem influenzano la posizione in sella, la guida in salita e in discesa, il baricentro e la distribuzione dei pesi. Pensavate fosse più facile!
La scelta del giusto stem richiede l’intervento del biomeccanico, così c’è scritto in giro sul web, e scopro che è un tale esperto in misure antropometriche, lì per lì ho avuto il timore di dovermi rileggere tutti i romanzi di Isaac Asimov sulla robotica ma poi ho scoperto che è uno che ti dice la misura del telaio che devi prendere in base a come sei fatto fisicamente. Adesso so che mi tocca fare anche un post su geometrie, telai, posture e tecniche di guida e so anche che un biomeccanico non si trova o non esiste e che il fai date è la soluzione ultima al tuo problema. In genere il biomeccanico lo fa chi ti vende la bicicletta e con aria saccente e tronfia ti dice: “bah, a te ti ci vole la “M”! Ce n’ho una per l’appunto”

Lasciati da parte i consigli del biomeccanico su telai, lunghezza del busto, delle braccia, delle gambe al cavallo, l’orizzonte virtuale, il piantone della sella, l’inclinazione del tubo centrale e posizione in sella, con lo stem si procede per tentativi. Come per tutte le cose alla fine...purtroppo.

Avete comprato o possedete una bella MTB, diamo per certo che sia della misura giusta, vi sedete sopra e domandatevi come ci state. Il biomeccanico vi può dire quello che vuole ma se ci state male sono affari vostri, non del biomeccanico, quindi al di là del giudizio dell’esperto la parola finale spetta a voi.
Premesso che secondo la Tecnica di Stembi in bici bisogna starci bene, adesso dobbiamo vedere che disciplina fate. Chiaro che avrete comprato la bici in base alla disciplina, vero?
XC? Tutta salita e pedalate a perdifiato per centinaia di km?

AM o ENDURO? Salite e discese ma soprattutto spasso e divertimento, relax e compagnia?
FR e DH? Scapicollo, adrenalina ed ematomi, fratture e distorsioni?




Se siete XC avete sbagliato blog, ma vi perdono e vi dico che sulla bici ci si sta più o meno sdraiati in avanti così non v’impennate in salita. Quindi se siete già tutti rivolti in avanti va bene, se siete troppo eretti prendete uno stem più lungo, se siete troppo distesi uno più corto. Visto che siete a durare fatica lo stem lo consiglio leggero, ma non esagerate che se si rompe vi lascio immaginare le conseguenza di quei pochi attimi successivi alla sua rottura.

AM e ENDURO si da nel mezzo e per tentativi si cerca la lunghezza dell’attacco manubrio giusto per essere agili piloti in discesa e fare delle salite senza doversi sforzare di non impennare. In genere chi predilige una certa comodità in bici tende a avere lo stem corto per stare in posizione più seduta e quindi più comoda, ahimè troppo seduti in salita siete obbligati a stare col busto in avanti se non volete la ruota anteriore a mezz’aria.

FR e DH, si ha in genere lo stem molto corto per favorire agilità e guida. In questo caso si predilige un attacco manubrio anche robusto viste le sollecitazioni a cui è sottoposto.



In tutti casi evitate gli stem iperleggeri o almeno che siano della robustezza giusta per quello che fate in MTB, in caso di rottura dell’attacco manubrio il fastidio non è cambiarlo ma la ghignata che si batte in terra.


Quando si parla di stem esistono due misure: lunghezza e inclinazione.
Più è lungo e più state distesi, non vi ribaltate in salita e in discesa siete più stabili nei tratti veloci.
Più è corto e più siete più dritti col busto, più comodi e più agili in discesa, in salita l’anteriore tenderà ad impennare e il baricentro sarà rialzato.

Pertanto se in base al telaio, alla vostra corporatura e alla disciplina che praticate vi sembra che il manubrio sia troppo vicino o troppo lontano, troppo basso o troppo alto potete fare una sola cosa...per tentativi lo comprate un po’ più lungo oppure più corto, inclinato in sù o in giù. Avrete modo di fare amicizia con chi vi da i pezzi di ricambio e di capire che, tecnica a parte, chi si accontenta gode! L’ottimale sarebbe avere un amico o svariati amici che negli anni hanno collezionato attacchi manubri di ogni specie e misura e così potrete permettervi di fare svariate prove.

Un componente semplice, forse tra i più banali che avete sulla bici riuscirà a farvi impazzire, a mettervi dei dubbi sulla posizione in salita e su quella in discesa, a farvi scervellare sul baricentro, la distribuzione dei pesi, lo stile di guida.

Volete sapere come l'ho scelto io? E’ quello che ci ho trovato, anche perché ho scelto bene la misura della bici e soprattutto è un modello che si adatta perfettamente alle mie esigenze, al mio stile di guida, alla disciplina che faccio: enduro con discese freeride e freeride puro!
Ma soprattutto, voi come avete fatto le vostre scelte di attacco manubrio?

8 luglio 2011

Mottolino, Livigno...un evento agrodolce


Scrivere è sempre difficile ma scrivendo cazzate le cose si semplificano molto.
Scrivere questo post è complicato e doveroso poichè tutti vi siete interessati e preoccupati alla vicenda dell'infortunio di Fornello che fortunatamente avrà ed ha esito positivo.
Alla prima giornata di bikepark del Mottolino ci siamo divertiti ed entusiasmati tutti e quattro, Taz, Stallo, Fornello e il sottoscritto.

Purtroppo all'inizio della seconda giornata c'è stato l'infortunio di mio fratello e le cose hanno presa una piega triste. Tutto sembra risolto, l'infortunio si risolverà e tra un po' di tempo sarà solo un ricordo.



Il freeride è pericoloso e questo noi che lo pratichiamo lo sappiamo e ne prendiamo atto, a volte però la caduta banale, l'incidente quasi stupido prendono risvolti che hanno a che fare più con la sfortuna che con lo sport estremo che pratichiamo.
Il casco, per altro nuovo e acquistato il giorno prima, ha limitato i danni ed evitato il peggio, almeno questa volta.  Cose da dire ce ne sarebbero tantissime sulla vicenda ma al momento superflue e visto che è andata bene lasciamoci abbandonare tra le braccia dell'ottimismo.

Buona guarigione Fornello.

PS Fornello al risveglio dall'anestesia, stordito dal sonnifero e dalla morfina, ha detto le sue prime poche parole:
"Voglio una bistecca!"


SuperGalleria Fotografica
MTB_11.07.03_Livigno_Mottolino Bikepark