15 gennaio 2013

Parco Batteria.

Ci siamo dimenticati di dirvi com'è andata.




Il 5 gennaio scorso abbiamo fatto una levataccia, quella cosa che ti alzi ed è così buio che sembra più l'ora di andare a letto che di destarsi.
Il tempo era buono e non faceva nemmeno troppo freddo, dalle nostre parti.
A Terni abbiamo avuto difficoltà a cambiarci per iniziare a fare le discese, brividi a non finire e le prime piste le abbiamo fatte sul terreno ghiacciato.






L'ultima volta che siamo stati al Parco Batteria era un paio di anni fa, da allora qualcosa è cambiato.
Per primo il furgone, adesso è più "confortevole", soprattutto il carico e lo scarico delle MTB.




Anche l'organizzazione è cambiata, allora avevamo la guida, adesso si va da soli ma i sentieri sono così ben segnati che è impossibile perdersi, qualche problema in più lo avranno i daltonici poiché i cartelli che segnano i sentieri sono distinti per colore.





I sentieri.
A tal proposito va detto che alcuni sono veramente gustosi come li ricordavamo, molto veloci e a tratti tecnici, il più bello il blu, che è anche la pista da DH se non sbaglio, ebbene è stato il nostro preferito.
I salti sono sempre molti ma hanno tolto le strutture in legno, ossia drop, salti e altre trappole che chiedevano troppa manutenzione e talvolta costituivano un rischio per quei bikers che mancano di senso della misura.




Da sottolineare l'efficienza della risalite, abbiamo fatto una decina di discese nella sola mattinata, forse agevolati dal fatto che eravamo pochi e nessun altro gruppo doveva alternarsi a noi nello sfruttamento del furgone.




Il difficile è stato il pasto, abbiamo esagerato ordinando due panini, uno più grosso dell'altro, ed ogni panino è stato una sfida per finirlo. A noi il senso della misura manca di sicuro nei confronti del cibo.




Le piste del Parco Batteria le abbiamo trovate ghiacciate al mattino e con il sole che si alzava siamo passati all'umido, tuttavia hanno una tenuta impressionante, il terreno è così compatto e "colloso" che si può prendere le curve a tutta velocità e senza paura.
Questa tenuta del terreno ha un rovescio della medaglia, la mota si attacca come mastice e lavare le bici è stato un lavoro più da scalpello che da secchio d'acqua.




Molto bello e divertente il duello tra organizzazione ufficiale del Parco Batteria e il "parassita".

L'organizzatore ufficiale in questi bikepark con risalita in furgone è un gruppo di bikers che si è spaccato in quattro dalla fatica per fare le piste, le sponde, i salti, pulire e mantenere tutto a puntino. 
Inoltre l'organizzatore ufficiale chiede permessi alle autorità ed è provvisto di assicurazioni e tutte quelle cose burocratiche che assillano la gente corretta.

Il "parrassita", al Parco Batteria come in altri luoghi, è un furbetto che ha il furgone o un camioncino e che sfrutta il lavoro altrui. 
Il parassita in genere non va in MTB e non capisce perché le gente si affanni a fare questo sport, tuttavia è felice con la sua bella faccia tosta perché dal nulla riscuote soldi da qualche svalvolato per portarlo in cima ad un monte con la sua mountain bike. 
Il parassita è un tipo paziente, un incassatore e non si altera quando uno degli organizzatori ufficiali lo incrocia, abbassa il finestrino e lo manda esplicitamente a fare in culo. 
Questo flusso di meritati improperi si verifica 2 risalite su 3. E i bikers se la ridono ovviamente.


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