24 aprile 2011

Cannicciaie , il resoconto.



MTB_11.04.23_cannicciaie

Un percorso, un giro, possono essere fatti e descritti in diversi modi, oppure essere sempre uguali.
Ritrovo, partenza, preparazione, salita ed infine discesa. Il giro delle Cannicciaie è stato diverso.
Diversamente dal solito il giro delle Cannicciae è iniziato presto, prestissimo, il giorno prima tra le 18 e le 19 a casa di Taz. Ma saltiamo questa parte che magari non a tutti interessa: cena con risotto al pesce, gamberi, vino bianco, ciocco e serata officina finale per mettere a posto i mezzi.
La giornata inizia con i peggiori malefici meteo, la pioggia. Una di quelle mattine tediose, noiose, di quelle mattine che ti rotoleresti volentieri nel letto aspettando a sonnecchiare che il giorno diventi una bella giornata.
Eppure c'era qualche indizio che presagiva aspetti positivi ed inaspettati, ad esempio l'estrema puntualità di tutti all'ora e luogo di ritrovo, ma anche la malsana convinzione di Taz che il meteo sarebbe volto al "coperto" invece che al bagnato. Deh! Ha avuto ragione.
Arriviamo a Montale, anzi un paese vicino che nemmeno ricordo il nome, piove e non so cosa mettermi addosso, impermeabile o no, maglia a maniche lunghe o no, così nel dubbio io e Stallo ci vestiamo estivi. Scelta azzeccata e seguita dagli altri infatti la pioggia cessa di cadere e soprattutto la salita ci scalda nel primo tratto, dopo ci sfiancherà. Una salita costante e mai ripida ma lunga molto lunga, fino al un bel single track interminabile sopra un burrone che stavolta è vero non una specie di fosso come abbiamo ammirato altre volte. Single track gustoso da fare a tutta velocità se non ci fosse la paura di precipitare nel vuoto. Siamo quasi alla fine della salita e l'ultimo pezzo è una specie di ascesa al cielo, tutto a spinta col sudore che ormai è parte integrante dell'abbigliamento. Stanchezza vera fino a quando ci cambiamo ed ecco che dai nostri zaini con lo schienale zuppo escono le protezioni, i caschi, la maglia freeride e il Ciocco.
Cambiati , protetti e invarvolati dalla bevanda ufficiale partiamo per il famoso percorso DH delle Cannicciaie. Invece sbagliamo e si spinge per un altro pezzo in salita così sudiamo pure nelle protezioni.
Ma ecco il percorso, parte subito ripido ma già si intravede con che cura certosina è stato preparato. Ogni curva ha il suo appoggio dove le gomme entrano alla perfezione ed ogni tanto ci fermiamo a valutare salti e drop. Tutti fattibili e tutti fatti, forse solo un paio abbiamo saltato, cioè non saltato.
Il pezzo più bello è dove molti di noi si sono orgasmizzati una serie di 4 salti consecutivi che ci hanno eccitato a mille spingendoci a scendere ancora più forte, ancora più galvanizzati. Almeno fino alla parte finale, una serie di tornantini uno dietro l'altro su un pendio ripido, mai fatto niente di così scosceso, un po' mi ricorda la Double Black del Les2Alpes. Con le ruote inchiodate la guida era uno scorrere preciso e chirurgico su di un percorso dove molti di noi hanno optato per scendere a piedi tratti che in bici potevano essere fatti tranquillamente...cappottando tranquillamente.
Insomma un percorso che con un paio di piccole modifiche potrà essere perfetto ma che già così esalta e invoglia a tornare. Anche subito. Per chi c'è già stato sarà un piacere rifarlo, per i nuovi sarà una scoperta meravigliosa.

Verruka II scorciato, ovvero il giro di Pasquetta.



Ride ma dura una fatica immane.

Insiste a parcheggiarla così!!!

Sono brutto? Ma no, è la stanchezza che mi fa così.